Atlas of Soul

There is a human condition in which the speech fades.
When the ability to communicate with words is estinguished or impaired, to human beings remain gestures and facial expressions to convey their emotions, thoughts and fantasies.
Hundreds of muscles that animate our faces, often unconsciusly, speak an archaic and powerful language, transforming our features in ancient masks, either tragic or comic, giving corporality and tangibleness to the infinite nuances of our hearts.
These portraits represent the testimony of an extreme condition of human life, when the body is transformed, disfigured by suffering or by old age, when the intellect becomes dull and the emotions get extreme.
What emerges from these visages, is nothing but the infinite range of our emotions, released from the decorum of good manners, from the social conventions and cultural superstructures, so that they become a powerful metaphor of the absolute human condition.
Subtracted to the sift of rationality, these gazes and facial contractions bring to light the human universality that characterizes us: tears, laughter, dismay, anger, nostalgia, abandonment, loneliness.
The lens captures the moment when emotions emerge in full-strenght, and the photograph transforms expressions in symbolic motions of universal significance, freezing statically what in the face is usually movement.

I portraited Nara, Cristina, Alessandro, Riccardo, Vodena, Maria Luisa, Mario, Leonia, Angela during the facial muscles sessions of physiotherapy, occurred in a nursing home located in Florence, Italy.
In this hosting structure, it's firmly believed that a work of rehabilitation and facial mimicry exercises are fundamental in their patients, elderly or suffering from senile or psychic disorders, in order not to let them lose the capability of handle the use of this important form of language.



SOLO EXHIBITION at PAC Le Murate - Progetti Arte Contemporanea - June 30 / July 09, 2016 - Florence, Italy




C'è una condizione umana in cui la parola viene meno. Spenta o alterata la possibilità di comunicare con le parole, agli esseri umani rimangono gesti ed espressioni del viso per trasmettere emozioni, pensieri, fantasie.
Le centinaia di muscoli che animano i nostri volti, spesso senza che noi neppure lo sappiamo, parlano un linguaggio arcaico e potente. Trasformano le nostre fattezze in maschere antiche, tragiche o comiche, rendono fisiche, corporali le infinite sfumature del nostro animo.
Questi ritratti rappresentano la testimonianza di una condizione estrema della vita umana, quando , il corpo è trasformato, deformato dalla sofferenza o dalla vecchiaia, la mente si fa opaca e le emozioni estreme.
In questi volti quello che affiora non è che la infinita gamma delle nostre emozioni, liberate dal decoro delle buone maniere, dalle convenzioni sociali, dalle sovrastrutture culturali, così essi divengono una potente metafora della condizione umana in assoluto.
Sottratti al vaglio della razionalità, contrazioni e sguardi lasciano affiorare l'universale umano che ci caratterizza: il pianto, il riso, lo sgomento, la rabbia, la nostalgia, l'abbandono, la solitudine.
L'obiettivo coglie l'attimo in cui le emozioni così affiorano e la fotografia, congelando in modio statico ciò che nel volto è solitamente movimento, trasforma le espressioni in moti simbolici di significato universale.

Ho ritratto Nara, Cristina, Alessandro, Riccardo, Vodena, Maria Luisa, Mario, Leonia, Angela durante le sessioni di fisioterapia dei muscoli facciali in una RSA a Firenze, struttura in cui si crede fermamente nell'importanza del lavoro di riabilitazione ed esercizio della mimica facciale nei pazienti anziani o affetti da patologie senili o psichiche, per non far perdere loro l'uso di questa importante forma di linguaggio

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